Domenica, 20 Maggio 2012 13:12

I Segreti di 'Live at Pompei' (tratto dall'intervista ad Adrian Maben)

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Il regista Adrian Maben di Parigi, quando non era nemmeno nata l’idea di un Live at Pompeii, non conosceva ancora nessun membro dei Pink Floyd e gli venne in mente di fare una telefonata al loro manager, Stephen O’Rourke, dicendogli che gli sarebbe piaciuto un incontro con lui a Londra. Stephen accettò l'appuntamento, quando incontrò Adrian discussero su una possibilità di fare un film. Malgrado sembrassero entrambi interessati ad una collaborazione, quando Adrian tornò a Parigi tutto finì li ed i due non si sentirono per ben 6 mesi. Siccome ad Adrian, come egli dice, 6 mesi sembrarono molti, lo richiamò di nuovo fissando un secondo appuntamento a Londra, ed in quell’occasione c’era presente anche David Gilmour. David fu molto disponibile in quell'occasione  e chiese ad Adrian ciò che aveva in mente. Adrian gli rispose che voleva fare un film ma che non aveva ancora le idee chiare sul luogo preciso in cui voleva farlo. Secondo Adrian sarebbe povuto essere un connubio tra arte e musica dei Pink Floyd e che pensava in particolare ai quadri di Renè Magritte di Giorgio De Chirico e dei pittori contemporanei come Christo o Jean Tinguely. Disse che pensava a qualcosa che unisse la loro musica ai quadri di questi pittori e scultori. Col senno di poi Adrian, dopo aver realizzato il film, si convinse che si trattava di un’idea pessima e che probabilmente sarebbe stato terribile, ma allora David Gilmour gli disse che era interessante ma che avrebbero dovuto pensarci meglio con la band. Dopo questo incontro i tre non si sentirono più di nuovo e la fatalità volle che Adrian Maben si trovsse in Italia e si recasse a Pompei con la sua ragazza per visitare il museo. Adrian ricorda che c’era un sole era molto forte e che i due si sedettero a mangiare un panino nell’anfiteatro. La sera si accorse di aver perso il suo passaporto e realizzò che l’unico posto in cui poteva averlo perso poteva essere l’anfiteatro. Perciò si recò di nuovo li verso le otto si sera per cercarlo. Mentre cercava il suo passaporto comincio però a capire era proprio quello il posto giusto per fare il suo film con i Pink Floyd. Gli piacque che in quel teatro c’era un grande silenzio, il buio ed il luogo era avvolto da un alone di grande mistero. Gli venne all’improvviso questa idea perchè Pompei aveva, secondo lui, molto da offrire alla particolare band psichedelica. C’era la morte, il sesso, un’anima misteriosa e pulsante ed inoltre i Pink Floyd avrebbero avuto tutte le carte in regola per riportare in vita quell’anfiteatro. A quell’epoca, in cui c’era la moda di Woodstock all’apice, l’idea diffusa era quella di riprendere uno spettacolo con milioni di persone ma ad Adrian però non sembrava affatto un’idea originale ne tantomeno gli gustava l’idea un reportage come quello di Dylan in Gran Bretagna malgrado le riprese fossero fantastiche. Siccome gli sembrò chiaro di non voler girare un altro film concerto, il minimo che gli sembrò dovesse fare a tutti i costi fu di trovare un’idea originale che fosse all’altezza dei Pink Floyd. Qualcosa di anti-Woodstock senza nessuno in giro, solo musica e silenzio. C’era però una grande sfida da affrontare in quanto, di sicuro, i Pink Floyd non avrebbero mai acconsentito di girare usando il playback in quanto era noto a tutti a quel tempo quanto fossero orgogliosi del loro successo per i loro live. Ad Adrian comunque stuzzicava sempre più l’idea di girare il film come se incidessero un disco a Pompei usando cioè le stesse tecniche adottate in uno studio di registrazione. Il responsabile dei tour dei Pink Floyd di allora era Peter Watts e rassicurò Adrian che la qualità della registrazione sarebbe potuta essere senza problemi pari e all’altezza a quella ottenuta in uno studio di Londra. Il suono, destinato a rimbalzare sulle pareti di pietra, avrebbe regalato alla registrazione un ottimo eco durante il film. Si decise perciò di girare il “Live at Pompeii” nell’ottobre del 1971. A quei tempi i Pink Floyd avevano già un sacco di apparecchiature che dovevano per forza essere caricate su enormi camion dell’Avis da Londra fino a Pompei. Ci vollero sei giorni per il trasporto, per caricare e montare tutta la strumentazione. Fu proprio al sesto giorno che, quando iniziarono a collegare l’apparecchiatura, si accorsero che non c’era corrente e che quando c’era si staccava immediatamente ed improvvisamente in quanto non c’era l’energia necessaria a far funzionare l’impianto. Nessuno poteva mai pensare a quest’imprevisto che diventò un grosso problema da risolvere e che provocò anche grossa tensione. Quando i Pink Floyd arrivarono da Londra in aereo fu imbarazzate dovergli far sapere che mancava l’elettricità. Fu il caos e si cercò rimedio al problema per ben due giorni di seguito. Gli italiani dicevano ad Adrian di sistemare tutto inizialmente in un’ora che diventarono sei, poi un giorno e così via. Adrian si trovò perciò con tre giorni di riprese in ritardo senza poterci fare nulla. La soluzione fu trovata il terzo giorno e si trattò alla fine di collegare un lunghissimo cavo tra l’anfiteatro ed il comune di Pompei che era piuttosto distante dall’anfiteatro. Fu necessario incaricare delle persone che controllassero che nessuno scollegasse il cavo incidentalmente o volontariamente. Nel frattempo si risolveva il problema i Pink Floyd furono intrattenuti a Pozzuoli per girare alcune scene col fango e le fumarole (04:05), col vapore che fuoriusciva. Persino quello risultò difficile e complicato perché la combinazione del caso volle che si ritrovassero nel bel mezzo di una processione per la Madonna di Pompei che li bloccò per ore. Adrian cominciò a pensare che l’idea che aveva avuto non era altro che un disastro rovinoso ma fu proprio a questo punto che tutto cominciò ad andare finalmente per il verso giusto. Quando girarono le riprese si cercò a tutti i costi di tenere l’anfiteatro completamente vuoto, bloccando tutte le entrate, per l’idea di Adrian che doveva essere un concerto assolutamente privato. Il suono della musica per fortuna non sembrava filtrare attraverso le mura dell’anfiteatro, quindi non attirava grandi folle ma inevitabilmente qualche bambino, dell’età tra più o meno tra i sette ed i dodici anni, riuscì ad infiltrarsi e a sedersi ad un angolo. Adrian ricorda che vollero gli autografi ma fortunatamente rimasero seduti senza disturbare. La cosa buffa racconta, fu che quando Adrian tornò a Pompei nel 2001 per girare il Director’s Cut e si recò all’ufficio turistico di Pompei per chiedere il permesso di girare alcune scene in elicottero, la persona dell’ufficio lo guardò dicendogli:”Non mi riconosci?” e ricordandogli quel bambino di 30 anni prima seduto buono buono in un angolo. Durante la realizzazione del film Stephen O’Rourke portò con se da Londra un disco Demo come riferimento alle idee che si dovevano realizzare e chiese ad Adrian di ascoltarlo. Visti i tempi stretti il progetto fu preparato in una sola notte e senza l’uso di nessun computer in quanto non erano ancora stati inventati. Naturalmente furono i Pink Floyd a scegliere i brani, decisero di iniziare e finire con “Meddle” ed avevano in mente varie cose, Adrian suggerì solo di inserire un paio di brani vecchi come “Careful With That Axe Augene” e “Saucerful Of Secrets”. Quest’ultimo fu registrato a Pompei verso sera mentre “Careful With That Axe Augene” fu registrata a Parigi dove inevitabilmente, visti i disagi di corrente, furono registrate alcune scene verso la fine del film. Tutto il materiale utilizzato fu quello girato in quei soli tre giorni, Adrian avrebbe voluto trattenere i Pink Floyd per qualche altro giorno ma la band aveva altri impegni e ciò non fu perciò possibile. Ecco perché fu necessario portarli a Parigi a girare qualche altra scena utilizzando una tecnica detta Transflix. Si tratta di una vecchia procedura di proiezione anteriore realizzata attraverso una macchina enorme, come un elefante di ferro, sul palco e sullo studio. Si proiettava l’immagine su uno schermo mentre i Pink Floyd stavano davanti come se si trovassero a Pompei. Adrian però pensa tuttora che il Transflix sia stato l’elemento debole di tutto il film, in altre parole una cattiva idea, e ricorda che anche ai Pink Floyd non piaceva molto ma che a causa degli imprevisti era troppo tardi per evitarla e dovettero accontentarsi tutti. Adrian pensa che avrebbe potuto fare di meglio e si tormenta per questo e tutte le volte che guarda il film continua a trovare mille difetti che poteva evitare e gli piacerebbe se si potesse cambiare. Ricorda però anche che i Pink Floyd furono dei veri perfezionisti e che non si arrendevano finché non si giungeva alla perfezione. Ad ogni modo ci sono anche aspetti che soddisfano Adrian ed uno è sicuramente la luce che c’era, specialmente la mattina e la sera, come in ogni località del sud egli dice. In particolare Adrian pensa che la luce di ottobre possiede una qualità eterea e che di sera traspare nel film una tonalità rame o ocra, mentre la mattina la luce conferisce all’ambiente le tonalità del grigio chiaro e del blu ed è per questo motivo che per il film non è stata usata nessuna luce artificiale. Un'altra cosa che ad Adrian piace nel film è il silenzio di Pompei. Tra una ripresa e l’altra ricorda che i Pink Floyd si radunavano intorno all’apparecchio di registrazione per riascoltare le esecuzioni con le cuffie ed i quei momenti si ricorda che regnava un particolare silenzio assoluto. C’era un silenzio come se stesse per accadere qualcosa di importante, ognuno non sapeva cosa ma sapevano tutti di stare al posto giusto nel momento giusto. Nel 1973, dopo tre anni, Adrian si trovò ad andare a pesca con Roger Waters e fu in questa occasione che chiese a Roger di poter girare qualche scena di loro che lavorano in uno studio di registrazione. Per soddisfare un sorta di curiosità riguardo alle tecniche e al modo in cui venivano creati i loro suoni. L’idea fu accolta e Adrian fu perciò invitato con una piccola troupe a riprenderli negli studi della EMI ad Abbey Road durante la registrazione di “The Dark Side Of The Moon”. Fu un caso che stessero lavorando proprio a quell’album, dice Adrian, ma fu una vera e propria fortuna. Anche in questo caso si può dire che il film si trovasse al posto giusto nel momento giusto. Durante le riprese a Parigi ad Adrian venne in mente di fare un’intervista alla band e i Pink Floyd si presero un pò gioco di lui mentre cercava di assumere un tono serio. Ognuno diceva il contrario dell’altro e gli atteggiamenti erano di grande umorismo sarcastico ma misterioso e seducente. Durante le riprese nella primavera del 1972 a Parigi, i Pink Floyd decisero di registrare il gemito di un cane. A quel tempo Adrian conosceva una certa Madonna Bouglione, la figlia di Joseph che era il proprietario del circo dove furono fatte le riprese. Madonna girava per le strade i Parigi con un enorme Levriero afgano di nome Nobs ed un giorno si presentò ai Pink Floyd con suo cane scarno. David suonava l’armonica a bocca, Roger la chitarra mentre Rick Wright teneva il microfono ed il cane sul tavolo. Nobs era una vera star e quello fu un’ottimo lavoro. La parte in cui i Pink Floyd stanno discutendo di torte e mangiano negli studi della EMI rappresenta quello che la band sapeva più fare cioè la vita di tutti i giorni, cose normali di vita quotidiana. Alcune scene e registrazioni non usate sono state perdute, ne riprese e ne negativi, ed è questo il motivo per cui, per esempio in “One of these days” si vede solo Mason che suona la batteria. Sarebbero dovuti apparire anche Gilmour e Waters mentre suonavano i loro strumenti, riprese di Wright all’organo e dice Maben che è stato un vero peccato siano state perdute. A seguito del successo del film i produttori contattarono Adrian per fare qualcosa di simile per i Deep Purple ma non trovarono mai lui d’accordo in quanto convinto si trattasse di un’idea su misura per i Pink Floyd a Pompei, un’idea straordinaria impossibile da ripetere. All’inizio degli anni ’70, iniziò un grande interesse nei confronti dello spazio, vennero lanciate diverse sonde spaziali, alcune delle quali viaggiarono intorno al sole. Il telescopio di Hubble scattò molte foto fantastiche di nebulose che si trovavano a milioni di anni luce di distanza. Si potettero vedere così immagini impossibili da riprendere prima. Man mano che passavano gli anni, queste immagini che venivano viste sulla Terra sembravano sposarsi mirabilmente con la musica dei Pink Floyd e ciò sembrò a Maben di nuovo un’idea intuiva e geniale come quella del Live a Pompei. Maben pensò che forse, in qualche pianeta lontano, potessero vivere delle entità che potevano sentire la nostra musica sulla Terra, in particolare quella che proveniva proprio dall’anfiteatro di Pompei. Così queste entità avrebbero potuto inviare un razzo sulla Terra per ascoltare meglio la musica. Sarebbe stato un razzo invisibile a noi umani ed alla fine del concerto se ne sarebbe tornato a casa. Ricapitolando, secondo l’idea di Maben, il razzo all’inizio del film non si trova sulla Terra, viene lanciato da un altro pianeta e diretto sulla terra per ascoltare i Pink Floyd a Pompei. Nacque così l’idea del Director’s Cut una sequenza di immagini che accompagna il live e che predice un po’, il futuro album The dark side of the moon che i Pink Floyd non avevano ancora registrato.


PeppeCosmic

 

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