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Impatto Cosmico?
Tra mille vicende, leggende, storie e km fatti su e giù per la provincia, i Cosmic viaggiano verso il Crash sonoro con i nomi di: Sten Di Fazio, voce, anima e mente stralunata, Davide Traversa, chitarra graffiante e sottile come una lama, Luigi Di Fazio, cuore pulsante e ruvido come le pelli che malmena il sabato sera, Giuseppe Catalano, bass guitar, profondo ed essenziale nel magico connubio basso-batteria, Roberto Palazzi, tastiere e synth, mago dell'alchimia analogica, il matto che mancava, entrato da poco nel gruppo ma già parte essenziale. Giovanni di Fazio, supporto tecnico audio visivo, nascosto dietro la regia delle immagini in sincro, colui che misura sapientemente suoni e fotogrammi per creare, durante i live, viaggi lisergici ed esperienze subliminali..
Il loro esordio, più di dieci anni fa, è stato all’insegna di una magmatica e produttiva sperimentazione. Musicisti provenienti da ambiti diversi, con un diverso background, ognuno dei quali portava un’idea ed uno stile da seguire, canzoni di varia natura e genere, ma con un unico filo conduttore che riusciva a sintetizzare e armonizzare perfettamente le loro diversità: la musica rock dalla fine degli anni 60 fino ai primi degli anni 80, periodo in cui si diceva che il Rock era ormai morto! "Ci sentivamo un pò come i Blues Brothers nel celebre film di John Landis" afferma la voce del gruppo "Avevamo una missione per conto di Dio! Fare riascoltare i grandi classici del Rock al mondo! Magari si….
     Il mondo era troppo grande per noi, ma già uscire dalla sala prove, entrare in un Pub ed entusiasmare qualche sbarbatello o riportare alle orecchie di qualche tempia grigia i mistici suoni della vecchia Londra dei Deep Purple, Pink Floyd, Led Zeppelin, e della lontana America dei Doors, di Hendrix, dei Metallica e dei recenti Nirvana, finiti troppo presto purtroppo, ci bastava per essere felici!!!" Infatti i loro primi concerti avevano una scaletta alquanto eterogenea… Erano i tempi in cui ancora si fumava nei locali e c’era sempre qualcuno fra il rumoroso pubblico che dal fondo buio e fumoso della sala si levava e chiedeva qualcosa di Hendrix o di Court Cobain, e loro lì, come juke box, non lasciavano mai inascoltate quelle anime perse che pogavano sotto il palco mentre la band si esibiva e tirava fuori ogni grammo di energia…. "Wow!!! Meglio del sesso!!!" conclude Sten.
Dopo due anni di successi le cose cambiano improvvisamente: il tastierista decide di scendere dalla giostra lasciando il gruppo con una potente macchina sotto il culo, ma con due ruote in meno! Cosa fare? I pezzi dei Pink e dei Deep erano praticamente improponibili senza tastiere. Ma da brave teste matte e con la musica nelle vene, rimettono la macchina in pista, alzano il volume degli ampli e la fanno andare da un solo lato e con solo due ruote!!!! I Cosmic Crash diventano cover dei Led Zeppelin! Così per altri 4 anni entrano nei locali con armi e bagagli e le suonano di santa ragione a chiunque si mette di fronte al palco!     
“Ricordo che i nostri show non duravano meno di 3 ore, rifacevamo con meticolosa cura i primi 4 album dei Led. La nostra era diventata una machine gun sonora che raramente non riusciva a colpire l’attenzione di chi, maliziosamente, si aspettava la solita cover band…” Ma, come ogni bella favola, c’è sempre un lupo in agguato. Dopo tanti concerti e tante soddisfazioni, la macchina fa un pit stop obbligatorio…la routine della vita quotidiana fagocita i membri del gruppo uno ad uno. Sten e Davide dopo un anno provano qualche session con altri gruppi ma i risultati sono desolanti, Luigi e Mauro Carafa (bassista storico) invece attaccano gli strumenti al chiodo. I Cosmic Crash e i ben amati Led Zeppelin, escono dalle scene Pontine. Dopo circa 4 anni, tra pannolini sporchi, incazzature da ufficio varie, vita troppo silenziosa e la pancetta del troppo relax da divano, la band comprende che è ora di ricollegare i cavetti e far ripartire la vecchia auto che avevano parcheggiato in garage da troppo tempo.
"Volevamo fare qualcosa di più maturo, di più sofisticato, qualcosa che coinvolgesse e sbalordisse prima noi che lo stavamo facendo e poi chiunque venisse a vederci… I Pink Floyd avevano da sempre fluttuato come fantasmi nei nostri pensieri, e così all’inizio del 2006, rispolverammo le nostre armi e la nostra inventiva, e con grande pazienza cominciammo a lavorare a un nuovo progetto! La parola d’ordine era: "THE DARK SIDE OF THE MOON". Suonare i Pink non è solo leggere uno spartito ed eseguire, significa innanzi tutto ricreare atmosfera e suono! La scelta dei computer, della tecnologia è inevitabile. "Per noi è sempre stato importante riprodurre fedelmente quello che qualcun altro aveva magistralmente creato! Un po’ come risuonare un pezzo di Bach o Beethoven, non puoi modificare un’opera d’arte! Non si cambiano i colori ad una bel quadro! Ma i problemi sembravano non finire mai…. Mauro, il nostro bassista di sempre decise di andarsene… non so perché… ancora oggi lo identifichiamo un po’ come il Syd Barret Floydiano.. speriamo ancora che entri da una porta da noi mai chiusa".
Però, come in un disegno divino, la speranza è l’ultima a morire! Un bel giorno, con il morale sotto i piedi e con la sconfitta negli occhi, i Cosmic mentre attendono fuori dalla sala prove il proprio turno si incrociano con Giuseppe Catalano che usciva dopo aver suonato in una session.

"Io non so spiegare quale alchimia ci colpì in un nano secondo, so solo che bastarono le parole Pink & Floyd, e dieci minuti dopo, il tempo materiale per andare a casa a prendere il basso e quel personaggio inquietante, irrequieto e con entusiasmo da vendere, suonava con noi Comfortably numb!!!!
Finalmente il primo concerto! Uscirono il 7 dicembre 2007, emozionati come non mai, presentando dark side of the moon e brani da the wall e wish you were here, con il supporto delle tastiere digitali suonate dalla daw. Roberto ancora non era entrato nella band e fummo costretti a lavorare incessantemente alla programmazione del sequencer sino al suo ingresso definitivo. Roberto fu scovato da Giuseppe che, un giorno, per caso, lesse un'annuncio di un tizio che collezionava pianoforti analogici, tastiere, synth e altre diavolerie, tutte rigorosamente provenienti dal meraviglioso mondo del rock progressive dagli anni 60 agli anni 90. Quando, invitato in saletta, si presentò in con un tir di strumenti, invadendo ogni metro quadrato libero con pianoforti riesumati dall'oltretomba sonora del rock vintage, i ragazzi capirono che l'ospedale psichiatrico dei Cosmic crash era finalmente al completo! "Lui è il sesto elemento", afferma sten, "Roberto rappresenta il contrasto tra digitale, proposto da Davide, Gigi e Peppe, e l'analogico: un connubio importante per descrivere in pieno l'essenza e le atmosfere dei Floyd".

E questo è quanto…the time is over…. Noi siamo i Cosmic Crash e suoniamo per conto di Dio o per chi vi pare, ma sicuramente nel nome del Rock!"
  Sten.


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